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Redditometro e Privacy

Il redditometro è uno strumento di accertamento di tipo sintetico che parte dalle spese sostenute dal contribuente per arrivare ad accertare il reddito. Tutte le spese, di ogni genere, per il redditometro devono essere state pagate con il reddito conseguito nel medesimo anno fiscale. Vi sono circa 100 voci di spesa raggruppate in 11 macrocategorie.

Il redditometro è regolato anche dall'art. 38 del D.P.R. 600/1973,  secondo cui L'Agenzia delle Entrate può determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d'imposta, salva la prova che il relativo finanziamento sia avvenuto con redditi diversi o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile. La determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa solo a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato.

Oltre allo scostamento minimo del 20%, il Comunicato Stampa dell’Agenzia delle Entrate 20.1.2013 precisa che nella selezione dei contribuenti potenziali destinatari del questionario da Redditometro, non vi saranno i pensionati titolari della sola pensione. Inoltre, solo a partire dal periodo di imposta 2011, per i contribuenti soggetti agli studi di settore, esercenti attività di impresa e di lavoro autonomo, che risultano essere congrui e coerenti agli studi di settore, lo scostamento consentito aumenta ad un terzo (33%), aumentando, quindi la possibilità di essere esclusi dalla selezione per l’accertamento da redditometro (cosiddetta “norma premiale”).

A quali voci di spesa si deve quindi prestare attenzione? Anzitutto a quelle note per certo all'Agenzia delle Entrate, come ad esempio compravendite immobiliari, locazioni, acquisto di autovetture, autocaravan, motoveicoli, aeromobili, barche e natanti, spese mediche, per istruzione, assicurazioni personali, contributi previdenziali, collaboratori domestici, spese per il veterinario, spese per istruzione, ecc. 

Recentemente l'Agenzia delle Entrate ha confermato che la quota di risparmio non utilizzata per spese di investimento o per consumi, concorre alla ricostruzione sintetica del reddito. 

Una delle cause che potrebbero far nascere uno scostamento tra le spese sostenute e il reddito dichiarato è il prestito tra famigliari, che allo stesso tempo rappresenta una valida giustificazione per il contribuente. In sede di contradditorio bisogna, però, provare che tali somme siano state ricevute da un parente, così, affinché il contribuente sia tutelato è necessario che tale prestito sia accompagnato dalla documentazione (come una scrittura privata).

Il Garante della Privacy con parere del 21 novembre 2013 dato su questo nuovo strumento di accertamento, ha vietato all’Agenzia delle Entrate di utilizzare le medie ISTAT nella ricostruzione del reddito dei contribuenti se il Fisco non dispone di evidenze certe. Secondo l’Authority, si tratta di dati riferibili allo standard del consumo medio familiare e non possono essere ricondotti al singolo individuo se non con notevoli margini di errore. Le spese ISTAT non potranno essere utilizzate nemmeno in contraddittorio; niente dati presunti perché la richiesta di informazioni su ambiti così personali lede i diritti di riservatezza.

 

 

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